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Relazione del prof. Giulio Carlo Argan circa lo stato conservativo della Pala dell’Assunzione di Lorenzo Lotto, il restauro da far eseguire e la relativa spesa [in calce approvazione della spesa da perte del Ministro datata 24 novembre 1936]
[S.l.], 1936
Relazione per Sua Eccellenza il Ministro
Oggetto: Ancona - Pala dell'Assunzione di Lorenzo Lotto - Restauro
Eccellenza, eseguendo l'ordine ricevuto da Vostra Eccellenza ho esaminato, presso il R. Museo Nazionale di Ancona, l'Assunzione di Lorenzo Lotto, il cui restauro è stato recentemente proposto da quella Soprintendenza alle Antichità. La grandissima tela - firmata e datata 1550 - è in pessime condizioni di conservazione: la tela si è in molti punti rilasciata formando borse e rigonfiamenti che possono d'ora in ora determinare la caduta di zone di colore. In molte parti il colore è già caduto, in altre è sollevato e scrostato: i pesanti restauri che deturpano la superficie in più punti facilitano le scrostature. Ragione prima di tanto danno è, a mio vedere, un'antica e difettosa rifoderatura: la fodera è stata fatta aderire alla tela con troppa colla e questa ha formato uno strato duro, spesso e fragile che indebolisce più che non consolidi la tela originale e il colore. A convincersi dei difetti della foderatura basta osservare come le giunture dei teli sian palesi sulla superficie del dipinto. Per tali motivi è mio subordinato preavviso che solo un pronto restauro possa salvare il prezioso dipinto da una sicura rovina: e che sia opportuno provvedere d'urgenza a rimuoverlo dalla parete per apporvi i veli di protezione. Debbo tuttavia far presente che a tale operazione dovrebbe seguire prontamente il restauro, sia perché non è prudente lasciare a lungo i veli sul dipinto, sia per non sottrarre alla Pinacoteca di Ancona la sua opera più importante, sia perché, date le grandissime dimensioni del quadro, il rimuoverlo e l'applicarvi i veli richiederebbe una spesa non indifferente, che verrebbe in parte evitata ove si procedesse senz'altro al restauro. Il restauro, del resto, avrebbe nel caso particolare il valore di un vero e proprio scoprimento, essendo ora il dipinto completamente sfigurato e reso illeggibile da ridipinti: solo esaminato da vicino e da persona abituata a isolare e parti originali da quelle alterate, i dipinto, apparentemente convenzionale e poco significativo, rivela la sua altissima qualità artistica. Sta di fatto che l'antico restauratore del tardo Seicento o de primo Settecento ha alterato l'originale secondo il suo gusto, perfettamente coerente. Anzitutto ha modificato il tessuto cromatico del dipinto là dove gli accordi tonali, attuati per sottili contrasti nel tipico modo lottesco, non soddisfacevano al suo gusto coloristico: così il manto di un Apostolo, di un bel verde erba, è stato velato con una densa vernice tinta che poi, ossidatasi, è diventata bruna-scura; poi ha qua e là addolcito il netto disegno dei panneggi, frastagliando i contorni e mediando con velature cangianti il rapporto dei chiari e degli scuri; ha quindi cercato di dare più drammatica espressione alle figure, ridipingendone alcune completamente - quarto e sesto Apostolo, da sinistra - altre accentuando con vivaci pennellate, tute "ravvivando" con il segnare brillanti luci nelle pupille, con tratto così uniforme e meccanico da essere facilmente individuabile. Né può ritenersi che quelle vivaci pennellate siano originali, poiché, mentre il Lotto dipinge a velature liquide sovrapposte, questi tocchi sono eseguiti con colore quasi arido, a corpo. Questa stessa sovrapposizione di una seconda versione a quella originale si riscontra anche nella parte superiore del quadro, dov'è l'Assunta tra una mirabile ghirlanda di angioli. Può dunque affermarsi che l'ignoto rifacitore ha lasciato tali elementi di continuità e di coerenza nella sua opera, che questa può ordinatamente asportarsi - come in un palinsesto - lasciando scoperta una tra le più alte opere di Lorenzo Lotto. Naturalmente il restauro dovrebbe essere affidato a persona espertissima, dotata della cultura e della sensibilità necessarie per compiere il lavoro senza incidere sulla parte originale del quadro, che, sebbene rotta da gravi lacune, può ritenersi in discrete condizioni. A tali requisiti non risponde pienamente il restauratore Brizi, che ha presentato un preventivo d L. 8.500 ridotto poi a 6.000; noto infatti che il Brizi, nel suo eccessivo preventivo, non ha tenuto conto della imprescindibile necessità di rifoderare il dipinto, operazione senza la quale sarebbe pericoloso ed inutile tentare la pulitura e il consolidamento. La spesa del restauro non dovrebbe, a mio subordinato avviso, superare le 4500 o le 5000 lire. Al problema del restauro se ne connettono altri, così quello della cornice e quello del collocamento. Il quadro è ora esposto contro luce; dopo il restauro dovrebbe essere collocato in più adatto e raccolto ambiente, anche per evitare che gli sbalzi di temperatura cui è ora soggetto il salone, che serva anche di sala per concerti, lo danneggino nuovamente. Relativamente alla cornice, che è ora costituita da un brutto listello dorato, anche per poter restituire al dipinto l'antica forma centinata, ritengo che tale problema debba essere connesso con quello del finanziamento del restauro. Il dipinto è infatti - come tutti gli altri di quella Pinacoteca - di proprietà comunale; nella convenzione per il passaggio della Pinacoteca al R. Museo si dice tuttavia espressamente che "la manutenzione ulteriore rimane a carico del Ministero". Se dunque non è dubbio che la spesa di un eventuale restauro competa a questa Amministrazione e se è molto difficile che il Comune di Ancona consenta a erogare un contributo, non è dubbio che l'acquisto di una nuova cornice - che potrà ammontare a L. 5000 - spetti al Comune. E' pertanto mio subordinato avviso che, qualora l'Eccellenza Vostra decida di far eseguire il restauro, sia opportuno far passi presso il Comune di Ancona affinchè provveda al dipinto una nuova cornice e un nuovo collocamento. Poiché infine il R. Museo dipende dalla Soprintendenza alle Antichità, mi permetto sottoporre a Vostra Eccellenza l'opportunità che la vigilanza sull'eventuale restauro, venga affidata, oltre che al Soprintendente alle Antichità, ai funzionari tecnici della R. Soprintendenza all'Arte Medioevale e Moderna.
Con devoto ossequio
Giulio Carlo Argan
[Segue nota ms.]
[Roma], 24 novembre 1936
L. 5000
S.E. il Ministro ha approvato le conclusioni del prof. Argan e concede L. 5000 per il restauro.
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