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Copia della perizia di Biagio Biagetti sugli affreschi del Pomarancio e di Melozzo da Forlì nella Basilica di Loreto e preventivo per il restauro

Roma, 9 gennaio 1930

[Al Vescovo di Loreto e Recanati]

Eccellenza Rev.ma

In seguito al mio recente sopraluogo in codesta insigne Basilica e in relazione alla lettera della E.V. in data 5 novembre dell’anno testè decorso, e a precisazione della mio risposta, in data 13 stesso mese, mi onoro di notificarLe che accetto definitivamente l’incarico del restauro delle pitture del Pomarancio e di quelle di Melozzo, alle condizioni più sotto espresse. Anzitutto è però opportuno che la E.V. sappia quale è, in generale, lo stato attuale dei dipinti da restaurare; e possa così farsi un’idea delle provvidenze da attuarsi. L’opera del Pomarancio nella Cappella del Battistero è eseguita ad olio ed è inquadrata da rilievi in stucco, i quali, in alcune parti, hanno sofferto per l’umidità ed hanno quindi bisogno di essere consolidati e integrati. Ma i dipinti sono in ben più gravi condizioni. Per essi, dopo le prove da me fattevi nello scorso autunno, data la devastazione ivi compiuta e forse non ancora arrestata dell’umidità, non c’è che da salvare il possibile, fermando scrupolosamente le innumerevoli scaglie di colore, che cadono in modo impressionante. Tutte le parti perdute dovranno essere stuccate e tinteggiate con tonalità neutre. Non è peraltro improbabile che dopo il restauro continuino a manifestarsi gli accennati deterioramenti, e cadano altre parti di colore; giacchè, ripeto, l’umidità non sembra ancora esaurita e tende a scendere verso il basso, per continuare la fatale sua opera di distruzione. Comunque m’impegno di eseguire il restauro con la massima cura e diligenza, acciocchè nulla vada perduto di quanto è possibile salvare. Sui dipinti stupendi e celebri di Melozzo, nel mio recente sopraluogo, mi sono applicato con la massima attenzione, per rendermi bene conto del loro stato e dei loro bisogni. Sono molto lieto di poter subito riferire alla E.V. che nonostante i numerosi e non lievi danni che vi ho riscontrati – e certamente durante il restauro se ne riveleranno degli altri – le condizioni generali di quel capolavoro sono tali da assicurarci che, dopo un coscienzioso restauro, esso potrà per secoli e secoli ancora formare l’oggetto dell’ammirazione universale. Ivi il danno più grave e più difficile a rimuoversi è causato dall’umidità – fortunatamente ormai scomparsa – che si è specialmente localizzata nei tre spicchi della cupoletta, dove sono raffigurati Ezechiele, Abdia, Zaccaria. Ma non ne sono stati intaccati irrimediabilmente né i colori né l’intonaco; perciò io ho fondata speranza di riuscire a ridare a quei preziosi affreschi il loro valore originario. Gli altri tre spicchi dove sono Zaccaria [sic], Amos e David hanno invece una lesione orizzontale verso le ginocchia degli angeli, con grave rigonfiamento dell’intonaco; tantochè ne sono caduti alcuni frammenti verso il ginocchio dell’angelo con renaglia, ed altri frammenti minacciano di cadere. Altre lesioni e altri distacchi riscontransi specialmente negli angoli di congiunzione degli spicchi della cupoletta. Nel centro, attorno allo stemma roveresco, sono distacchi rigonfiamenti pressochè generali dell’intonaco; anzi in alcune zone i rigonfiamenti sono notevolissimi e gravi. Gran parte delle lumeggiature dorate su cera, applicate sulla treccia, sulla fuseruola e su altri elementi della decorazione, è caduta; va perciò diligentemente rinnovata, dorata e patinata. Anche nelle pareti sono distacchi e lesioni; ma di minore gravità; peraltro, esse sono deturpate da numerose firme di visitatori. L’unico affresco parietale non presenta avarie notevoli nell’intonaco, ma è molto danneggiato e come scorticato nella superficie dei colori. Tutti questi e simili inconvenienti vanno eliminati con grande cautela e diligenza; dopo una generale e circospetta pulitura della superficie pittorica la quale, specialmente negli spicchi della cupoletta, è affumicata, certo da candele o lampade accesevi in altri tempi. Ad integrare l’odierno restauro reputerei conveniente togliere la banale tinta turchiniccia che deturpa i vuoti delle pareti, per sostituirla con un tono più adatto e più profondo. Questa sommaria e certo incompleta elencazione dei danni sofferti dalle opere pittoriche le quali sono oggetto di questo mio scritto, basti a dare un’idea della importanza e della delicatezza dei restauri che io mi tengo onorato di pote operare a vantaggio di opere sì insigni. I lavori avranno la durata complessiva di circa tre mesi; ma dovranno effettuarsi in due tempi, per dar modo di consolidarsi alle iniezioni d’intonaco, negli affreschi melozziani, e di asciugarsi alle colle, per fermare le scaglie del colore dei dipinti nel Battistero. Perciò in un primo tempo, subito dopo le feste pasquali, io farei procedere al risarcimento degli intonachi e ad ogni altra operazione di carattere puramente meccanico, riservando al mio definitivo ritorno a Loreto – ciò che avverrà nel mese di giugno – ogni altro lavoro riferentesi al restauro vero e proprio delle superfici dipinte. Assicuro la E.V. che tutto sarà condotto a fine per il Congresso Eucaristico. Il prezzo complessivo per detti restauri è di Lire quindicimilacinquecento; ivi compreso il restauro già eseguito nella Cappella dei Duchi di Urbino; esclusa invece ogni spesa per le impalcature. La E.V. voglia tener presente che detta somma è il puro corrispettivo delle spese per i miei collaboratori e per i materiali, e che della mia opera personale desidero fare modesto omaggio alla Madonna, nella solenne occasione del Congresso Eucaristico. In attesa delle decisioni che l’E.V. vorrà prendere al riguardo, Le bacio il S. Anello e mi confermo
dev.mo servo Biagio Biagetti

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