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Ancona, 5 aprile 1936
Preventivo per il restauro del grande quadro di Lorenzo Lotto 1550 dipinto su tela e raffigurante l’Assunzione della Vergine esistente nel R. Museo di Ancona
L’Assunzione della Vergine dipinta dal Lotto, misura m. 6,40 x 4,10 ed occupa quasi per intero, la parete di fondo della sala principale di deto Museo ed è intelaiata ed incorniciata in una cornice dorata. La pittura si presenta molto deteriorata per rigonfiamenti di colore screpolature, abrasioni, mestica caduta ritocchi vari e vasti e per l’ingiallimento delle vernici. Il pittore dipinse su una leggera tela tessuta a spina, adoperando pochissimo colore su un leggerissimo strato di mestica, tanto che nelle parti originarie conservate intatte, si vede il tessuto a spina della tela. Il quadro deve aver molto sofferto nell’epoca che fu nella Chiesa di S. Francesco collocato come pala d’altare, tanto che la parte più deteriorata è quella mediana e bassa. A causa del suo cattivo stato di conservazione, in epoca imprecisata, la tela fu rifoderata e per quanto il rifodero sia riuscito bene date le grandi dimensioni del quadro, pur tuttavia si notano in vari punti piccole e grandi borse dovute al rilascio della vecchia tela da quella di rifodero e piccoli strappi riapertisi perché mal congiunti. La tela è ben tirata sul telaio e sarà facile riattaccare le parti della vecchia tela che fa borse. Fu poi eseguito il restauro della mestica e del colore; ed altri restauri e ritocchi furono aggiunti in epoche successive. Il restauratore nell’eseguire il suo lavoro di conservazione e di preservazione dell’opera d’arte si è concesso delle libertà non consone all’importante opera d’arte, e si è lasciato indurre a ritocchi arbitrari alterando in alcuni casi anche la tecnica e le linee della pittura. Così nel riempire le mancanze e le abrasioni ha adoperato della mestica non simile a quella del quadro e non essendo né accurato né scrupoloso ha ricoperto qualche parte del colore limitrofo alle lacune. Le mestiche rifatte oggi sono screpolate, cadenti, ed in alcuni punti sono anche già cadute. Ho adoperato colori che col tempo hanno cambiato tonalità ed anche il tono cromatico originario. Così nei successivi restauri non si è tenuto conto della tecnica originaria ed oggi si notano pennellate sui visi, sulle mani che non hanno nulla a che vedere con la pittura genuina; del pari dicasi per i panneggiamenti, alcuni dei quali, hanno perduto pieghe o ne sono state fatte altre, dure, rigide, ecc. ad armonizzare e rendere lucida la superficie dipinta sono state date più mani di vernici resinose, tanto che si notano numerose scgocciolature di queste vernici che col tempo si sono ossidate ed ingiallite dando alla pittura una colorazione giallognola e opaca, uniformando tutto e la pittura appare sotto una velatura che le toglie ogni rilievo, ogni carattere. Nelle lievi fenditure e nelle piccole mancanze che non furono rinchiuse o ritoccate la vernice riempendole vi ha formato corpo ed oggi si vedono macchie grigie bruttissime come di colore mancante. La vernice è così spessa su tutta la superficie dipinta che può essere portata via raschiandola con un ben affilato raschino. Nella parte bassa del quadro vi è la firma dell’autore con la data, ma anche questa è stata alterata ed avrà bisogno di attento ed accurato esame. Per il restauro razionale dell’opera d’arte, occorrerà riattaccare la tela vecchia alla nuova dove si è distaccata, risarcire alcune fenditure della tela, consolidare le mestiche, richiudere le mancanze, le abrasioni le screpolature, togliere da tutta la pittura le vernici date posteriormente, togliere quesi ritocchi che alterano le figure e che ricoprono il clore antico ed eseguire un restauro pittorico come è consentito dai nuovi e più giusti criteri, tenendo soprattutto che l’opera d’arte riprenda l’originario carattere e si possa conservare senza ulteriori alterazioni. Per l restauro della detta pittura, compresi tutti i materiali occorrenti l’importo è di L. 8.500.=
Brizi Tullio
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