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Lettera di Giulio Cantalamessa ad Adolfo Venturi circa lo stato conservativo del
polittico di Carlo Crivelli del Duomo di Ascoli e le riparazioni necessarie
Ascoli Piceno, 3 dicembre 1888
Carissimo Adolfo,
ti scrissi che il Bartolucci avrebbe ripulito la tavola del Crivelli e copertone le poche scrostature, appena avesse finito di lavorare pel Mariani; ma devo confessarti che scrissi fondandomi su di una supposizione mia propria; e, come avviene spesso in simili casi, m’ingannai. Il Bartolucci ha lavorato circa tre giorni, null’altro che per far l’esperimento se la ripulitura riusciva bene. Andai io stesso a vederlo lavorare e mi parve eccellente il risultato ch’egli otteneva, togliendo la patina leggera della polvere aderente alla pittura e gl’imbratti accidentali e restituendo alla sua verginità il mirabile dipinto. Mirabile davvero, specialmente se visto da vicino, giacchè è fatto, non solo con vero ingegno artistico, ma colla pazienza del certosino miniatore! L’impalcato fatto drizzare dal Bartolucci mi ha fatto scoprire molte qualità che stando sul pavimento della cappella non si possono avvertire. Quando il dipinto sarà restaurato compiutamente, bisognerà pregare i canonici che vogliano collocarlo più basso. Non sta in un altare, ma appeso ad una parete, e l’onesto desiderio di guardarlo più da presso può essere compiaciuto senza danno di nessuno. Oltre il saggio di ripulitura, il Bartolucci ha assicurato, appiccicando pezzetti di tela trasparente, certe parti de dipinto ove l’imprimitura, scossa e sospinta da chiodi mal collocati nella superficie posteriore della tavola, minacciava di cadere. Poi è partito; sicchè il restauro si farà quest’altr’anno. Io non so se nelle riparazioni puramente necessarie il Ministero intende che si compreso il ravvicinar i lembi della tavola, ove sono accadute brutte fenditure. Per esempio, nella parte superiore del polittico c’è una bellissima mezza figura di S. Giorgio, in abito di un elegante cavaliere del secolo XV, ch’è spaccata sconciamente. Ti confesso che il restauro mi sembrerebbe insufficiente se danni di questa specie non fossero riparati. Dei rilievi in legno dorati che dividono uno scomparto dall’altro, alcuni pezzetti mancano, e sarebbe una spesa insignificante il farli rifare. Costerebbe un po’ di più, sebben poco tuttavia, il completamento delle cuspidi che incoronano il polittico e che furono, non so quando, ignorantemente troncate. Faccio preghiera acciocchè il Ministero non ricusi di fare questa piccola spesa. Quanto al disegno di queste cuspidi, quel che ne avanza basta a dar consiglio; in ogni caso, la fotografia di un notissimo polittico di Bart. Vivarini, ov’è una cornice molto somigliante a questa di Ascoli, può dar luce chiarissima a chi fosse incaricato di dirigere questo lavoro. Un restauro che non rimetta un’importante opera d’arte nella sua piena integrità, non finisce di contentare, specialmente ove può giudicarsi facilmente da chicchessia che bastava poca spesa a fare quant’era desiderabile che si facesse. Se alla mia preghiera può aggiungere valore la mia qualità di membro della Commissione Conservatrice dei monumenti, considera come come tale il l’ho fatta. Ti espongo poi un piccolo guaio a cui bisogna provveder subito. Se il rimedio si appresta adesso, la spesa sarà una vera scioccheria; se si tarda, potrebbe diventar molto maggiore. I due leoni della porta principale di S. Francesco (tempio gotico) sostengono una colonnina aderente al muro e sono sostenuti da un’altra colonnina non posta verticalmente sotto la prima. Lo schizzo te ne darà idea meglio che non si possa fare colle parole [piccolo schizzo a penna nel margine]. Anzi, or che ci penso, c’è un fotografo che ha ritratte le porte di S. Francesco: cercherò una fotografia e te la manderò; così potrai giudicare anche dell’importanza artistica delle porte. Quel che mi preme dirti è che tutti e due i leoni sono spezzati, per la spinta, ritengo, della colonna superiore; si sono spezzati, come indica lo schizzo nel segno a b. Sotto uno di essi, o piuttosto sotto la base su cui siede (leone e base sono una sola pietra), è stata adattata una piastra di ferro, ch’è sottile troppo e che presto diverrà insufficiente al bisogno. Sotto l’altro non c’è nulla assolutamente, tantochè mi meraviglio come ancor si regga al suo posto. Vedo inevitabile, se le cose si lasciano così come stanno, che presto il disgregamento avvenuto si cambi in rovina. Le colonnine sostenenti i leoni strapiombano minacciosamente. So che conosci le proposte che l’ottimo Gnoli mi fa e che le approvi. Te ne ringrazio. Mi sarebbe gratissimo tornar tra i migliori amici che io abbia al mondo. Intanto ho scritto a Gnoli che mi dia tempo a riflettere. Avesti la mia lettera del 21 novembre? Il Prof. Mariani, a cui ho dato per te una lettera di presentazione, è venuto a cercarti? Ha coperto di affreschi la cupola di questa cattedrale. Credi: è opera la cui vastità spaventa, ed è benissimo riuscita. I miei rispettosi saluti alla Sig. … Molti baci ai tuoi figli.
Giulio Cantalamessa
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