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Direzione delle R. R. Gallerie
Oggetto: Ritratto virile nella Galleria Carradori a Recanati
Al Ministero della Pubblica Istruzione, Direzione generale di Antichità e Belle Arti – Roma

Venezia, 26 giugno 1902

Il ritratto virile che trovai a Recanati nel palazzo Carradori, è dipinto in una tavola alta m. 0,77, larga 0,57. Vi è rappresentato, in mezza figura, un uomo circa quarantenne, di pelle olivastra, barbato, di espressione malinconica, affisato all’osservatore con occhi che sembrano inquisire e scrutar nel profondo dell’anima. Il capo è coperto da un berretto nero che lascia scoperta la bellissima fronte; la veste è un lucco rosso, legato alla cintura. Nella mano destra lo sconosciuto personaggio ha una carta piegata; la mano sinistra non si vede, ma è ovvio immaginare che ci dovess’essere e forse s’appoggiava col pollice alla striscia di cuoio cingente l’addome. Ora la manica sinistra è ridipinta, e sembra che il restauratore debba nel viluppo delle sue pieghe capricciose aver seppellita la mano. Del resto, il ritratto non può dirsi in troppo cattivo stato. Lievi scrostature nel fondo bruno e nel vestito; due, assai ristrette, offendono anche la massa mareggiante dei capelli. Quel po’ di sudiciume che vela e smorza tutto il dipinto, può essere rimosso cautamente, senza pericolo che il pregevolissimo ritratto abbia a patire la più lieve corrosione; i piccoli sollevamenti possono essere appianati con mezzi consueti. Tenga questo ritratto quasi nascosto, per tema che altri, conosciutolo, s’affrettino a far offerte ai proprietari. Ho scelto però un piccolo gruppo di uomini che alla qualità di amici fidelissimi della Galleria congiungono acuto discernimento delle pitture antiche, e ad essi l’ho mostrato, dopo averne avuto promessa che non ne avrebbero parlato con chicchessia. Sono Antonio Rotta, Silvio Rotta, Angelo Alessandri, Ettore Tito, Roberto Ferruzzi. Riferisco al Ministero che l’impressione loro è stata oltremodo favorevole, e in tutti s’è acceso vividissimo il desiderio che il ritratto sia, nel più breve tempo possibile, assicurato alla Galleria di Venezia. L’attribuzione a Lorenzo Lotto mi pare oramai che vada nel numero di quelle a cui non si può fare contrasto senza negar l’evidenza. Non ha questo ritratto il valore di quello del vescovo De Rossi del Museo di Napoli, che è pittura di dirsi portentosa, e nemmeno di quello dell’uomo dalla barba rossa della Galleria di Brera, ma è pur tale che può prendere un alto posto nell’estimazione dei conoscitori; e mancante la significazione del signo morale d’un individuo umano non potrebbe essere più eloquente, il pentimento dell’austerità, la traccia di gravi pensieri non potrebbero essere espressi per via più sicura e più semplice; la modellazione stessa delle forme è perfetta. Il Ministero già sa che io ho persuaso i proprietari del ritratto a farne fare sotto i miei occhi la riparazione, per ragionar di poi della convenienza dell’acquisto per questa Galleria. Ora le esortazioni dei prudenti amici che ho nominati, hanno mutato il mio pensiero. Mantener a lungo i proprietari nell’incertezza non è cosa buona; è facile che essi medesimi diffondano la notizia del ritratto lasciato in mia mano, né io potrei ribellarmi a chi mi chiedesse di vederlo e alla richiesta accompagnasse un loro biglietto, in cui io fossi pregato di mostrarlo. Un rifiuto a chi recasse un tal passaporto sarebbe causa di scandalo e oltracciò accenderebbe le fantasie sull’alto valore che al ritratto s’ascrive. Noti anche il Ministero che a Venezia vi sono persone che, senza pur vedere il dipinto, possono pregiarlo pel solo fatto che io lo pregio, e possono anche clandestinamente trattare coi proprietari, e infine con mio gran dolore ritogliermelo, orgogliosi d’avermi preceduto. Le lentezze in siffatte cose possono sempre recar danno amaro, e le imprese si vincono da chi corre più velocemente. Perciò se il Ministero me ne dà facoltà, io mi propongo di venir subito a trattativa diretta coi proprietari. La stima di £ 2500, ch’io feci di questo ritratto, come il Ministero sa, or mi sembra troppo bassa. Vorrei spontaneamente aumentarla fino a £ 4000, confidando che la beltà della mia condotta renda i proprietari disposti e pronti all’assenso; ma vorrei anche che, a vincere le possibili difficoltà che non difficilmente s’incontrano lungo la via, il Ministero mi lasciasse un margine all’aumento, dandomi facoltà preventiva di concludere l’affare, anche se con la cifra dovessi giungere al raddoppiamento della mia prima stima. Confermo i sentimenti profondi del mio rispetto,

Il direttore Cantalamessa




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