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Direzione delle R. R. Gallerie
Oggetto: Ritratto virile proveniente dalla Galleria Carradori – allegata una fotografia
Al Ministero dell’Istruzione Pubblica, Direzione generale Antichità e belle arti, Roma

Venezia, 20 ottobre 1902

A spese degli eredi Carradori è stata fatta una ripulitura del ritratto virile da me attribuito a Lorenzo Lotto, una ripulitura blanda e prudentissima, ma ch’è bastata tuttavia a confermare me e que’ pochi artisti e conoscitori d’arte da me chiamati a consulto come il dipinto sia senz’alcun dubbio da ascrivere al suddetto maestro. Il R. Ministro però non isperi di giudicarne il valore, e nemmeno di comprenderne lo stato vero di conservazione dalla piccola fotografia che accompagno a questa lettera. E’ la fotografia d’un dilettante, ed accusa nell’originale incertezze e corrosioni che non ci sono; e benché l’ottimo prof. Angelo Alessandri l’abbia un po’ corretta col lapis davanti al dipinto, essa (è necessario che il Ministero lo sappia) non rende il bel rilievo del viso, che spicca con bellissimo effetto dal fondo bruno; non rende la quiete che regna nella totalità della veste, disturbato nella fotografia da imbecole e da puntolini chiari che il quadro non mostra. Similmente si deve avvertire che lungo il lato orizzontale inferiore la fotografia mostra una serie d’informi macchie bianche, simili a quelle che dipenderebbero da scrostature; sono invece riflessi luminosi che vanno purtroppo ad annebbiare la mano destra che stringe una carta, e che ha contorni netti e determinati bene. Il guaio vero è purtroppo nella mano sinistra ridotta a frammenti. A questo proposito dirò che prima di questa ripulitura, un mantello rosso che parea scivolar giù dall’omero sinistro, avvolgendo il braccio, giungeva alla mano, la copriva e l’avviluppava. Erano rozze pennellate d’un settecentista, a parer mio. Feci fare qualche timido tentativo dapprima per distruggerla; e veduto che l’operazione riusciva bene, e che al di sotto c’era la tempera della pittura primitiva, feci proseguire l’opera di distruzione, sentendo che non poteva mancar la mano col pollice sulla cintura. Infatti la mano c’era, ma mutilata. V’è il pollice posto nella posizione prevista, v’è l’indice, offeso però alla radice dell’unghia, e v’è un residuo del medio. Il resto manca purtroppo, e questa mancanza è sufficiente spiegazione dell’espediente del mantello, a cui il debolissimo settecentista s’era attenuto. Questo logoramento parziale non può togliere però che il quadro non sia molto desiderabile per questa Galleria, e prego vivamente il Ministero di secondarmi. La testa di quest’uomo pallidissimo, terreo, dagli occhi intelligenti e indagatori, disegnata e modellata con intenzione sicura e con ispirito semplificatore, è cosa stupenda, innanzi alla quale è ben tollerabile il danno della mano sinistra. Voglia pertanto il Ministero consentire che io avvii una trattativa coi proprietari del quadro, dichiarando in massima che mi piacerebbe acquistare il ritratto, e pregandoli, come fin da principio avevo proposto io stesso, a stabilire un perito che ne faccia la stima. E nel caso prevedibile ch’essi fiduciosamente si rimettessero alla mia onestà, voglia il Ministero darmi facoltà di offrire loro quattromila lire, giustificando l’aumento che io stesso farei alla mia prima perizia, ch’era di duemilacinquecento, col fatto che ora vedo allo stato di luce ciò che dapprima serbava ancor qualche nebbia, ossia che l’opera è veramente di Lorenzo Lotto. Rinnovo la dichiarazione del mio rispetto.

Il direttore Cantalamessa




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