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Relazione di Umberto De Angelis circa il distacco e restauro di tre affreschi con stemmi cardinalizi nel Palazzo Comunale di Castelfidardo

Ancona, 29 ottobre 1935

Relazione della missione presso il Comune di Castelfidardo per il distacco di tre affreschi rappresentanti stemmi cardinalizi. 21-26 ottobre 1935

Ritenuto che il Comune di Castelfidardo, iniziando i lavori di sistemazione per migliorare alcune stanze, demolendo un soffitto, sono ritornati alla luce tre dipinti rappresentanti stemmi cardinalizi secenteschi.
Da un esame di essi, ho potuto stabilire che non sono affreschi propriamente detti, ma dipinti a tempera, per i quali colori, tendenti a polverizzarsi, è necessario un fissativo.
Poiché si chiama affresco la pittura fatta coi pigmenti colorati (semplicemente impastati o diluiti con acqua) distesi su una preparazione di calce spenta e sabbia ancor fresca. Per la pittura a fresco si unisce all'impasto anche la polver di marmo, che contenendo anidrite carbonica, facilita il fenomeno chimico.
Ecco perché i colori posti sull'intonaco ancor fresco di calce, e che s'immedesimano con esso, diventano insolubili all'acqua.
L'Affresco fu praticato fin da età remota, giacchè le sue origini si perdono nelle incertezze della preistoria, ed ebbe tale diffusione in tutta l'età antica, che può dirsi generalizzato presso tutti i popoli, della cui civiltà resta a noi cognizione; ma a quanto pare, spesso non fu distinto dalla tecnica, agli effetti non dissimile della tempera, come in questo ritrovamento (pittura, con colori stemperati in una sostanza agglutinante, come colla, uova e latte).
Non di rado la denominazione di affresco è usata impropriamente o almeno arbitrariamente come allusione generica a decorazioni parietali.
Gli stemmi in parola, che si trovano all'altezza di m. 3,85 dal suolo della stanza, non potendoli distaccare con l'uso della tela, perché i colori sarebbero andati distrutti, data la loro deperibile applicazione, con sostanze agglutinanti, sono stati circoscritti con una profonda cavità nel muro, tanto da poterci incastrare una cornice, applicando con viti un battente di 3 centimetri a protezione de lato tagliato, completando con uno sportello a chiusura ermetica, tutta la parte pittorica. Si è proceduto poi al taglio retrostante delle quattordici file di mattoni, comprendenti un complessivo di circa 56 pezzi ogni affresco, che con la dovuta cautela tali affreschi sono stati scesi a mezzo carrucola.
Pazientemente e con ogni riguardo assai delicato, sono stati tolti poi ad uno ad uno i mattoni, lasciando libero l'intonaco arricciato che susseguentemente gli è stato applicato uno prima gettata di gesso liquido in una sola volta per fermare l'insieme quasi cadente. Sopra a tale strato di gesso è stata fissata con grappe una rete metallica zincata, poi ricoperta con altra gettata di gesso rinforzata da 3 traversoni in legno. Formato così il quadro, ho iniziato il lavoro di stuccatura sul dipinto, uniformando la parte nuova con una tinteggiatura di colore neutro, intonante con la massa dell'affresco.
A completamento di tali lavori, ho stimato necessario per il miglior mantenimento del elgno dare due mani di olio a color noce alle 3 cornici rispettivemente delle misure:
1) m. 0,85 x 1,38
2) m. 1,00 x 1,37
3) m. 1,05 x 1,14 totale mq. 3,93
Che per volere dell'Ill.mo Sig. Podestà avranno degno posto della sala principale e faranno ad essi corona, una raccolta di stemmi dei vari paesi delle Marche, testimoni della storia italica.

Umberto De Angelis


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