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ASAn, Soprintendenza, II v., b. 54, f. Casa di Raffaello
Urbino I settembre 1913
D’incarico dell’Illustrissimo Signor Soprintendente alle Gallerie ed agli oggetti delle Marche, mi sono recato oggi ad osservare l’affresco esistente nella parete di una delle camere facenti parte della casa di Raffaello, affresco che è opera di Giovanni Santi.
Deve essere stato in vari[e] riprese restaurato e anche ridipinto, specialmente nelle estremità della Madonna con il divin figlio in braccio; né ho potuto farmi esatta idea se tali ridipinti siano stati fatti a tempera o ad olio perché su tutto l’affresco è stato disteso uno strato di glutine o vernice che gli toglie il primitivo carattere e lo rende antipatico, non solo, ma per la sua forza ha tratto a sé, e continuerebbe a trarla, la superficie del dipinto stesso. Credo pertanto che si possa, con la massima cautela, e, cominciando dalle parti di minore importanza, procedere ad un lavaggio che ritengo torrà all’affresco questa brutta apparenza e lo garantirà da future spellature. Questa superficie tolta potrà vedersi, sempre cautamente, se sia possibile rintracciare sotto ai ridipinti le parti autentiche ed originali, quindi tutte le parti cadute e mostranti il bianco saranno, semplicemente con acquarelli, intonate (senza invenzioni di sorta) ed io ritengo che l’affresco avrà così vita lunga perché non ho riscontrato tracce né di umidità né di nitri. A mio modesto parere toglierei la cornice che fu posteriormente applicata e la tendina altresì; le quali son causa di sfregamento anche involontario e nulla garantiscono, avendo riscontrato che semplicemente l’affresco ha bisogno di aria libera per asciugarsi della umidità che per avventura ci penetrasse. Piuttosto potrebbesi, dopo aver acquistato la certezza, se detto affresco debba avere forma curvilinea o rettangolare nella parte alta, limitarla con una semplicissima modanatura dipinta a tempera e debitamente invecchiata. Per tutto quanto e qui descritto come riparazione la spesa ascenderebbe a lire cento compresa anche la decoratura di cui sopra
Firenze, via Maggio 30
Gualtiero De Bacci Venuti
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