Indietro

Relazione di Filippo Fiscali al Direttore Regionale dei Monumenti dell’Emilia circa il metodo da lui utilizzato nel restauro dei dipinti del Domenichino nella cappella Nolfi del Duomo di Fano

Bologna, 2 ottobre 1892

All’Illmo Signor Direttore Regionale dei Monumenti dell’Emilia

Ill.mo Signor Direttore
Apprendo dalla lettera direttami da V.S. in data 30 p.p. settembre N. di Protocollo 800 N. di partenza 496, che sua E. il Ministro dell Istruzione Pubblica desidera di essere minutamente informato del metodo da me sottoscritto adottato nelle riparazioni eseguite agli affreschi nella Cappella Nolfi in Fano, e a quello esistente sullo scalone del Municipio di Rimini, facendo conoscere le cause del nuovo deperimento che ora vi si riscontra. Le dette riparazioni vennero eseguite con coscienza illimitata, come lo attestano i certificati di Commissari, e Municipi, nonché i respettivi collaudi mandati al Ministero. I lavori di riparazione consistono in rifermature di intonaco dipinto, il quale pericolava di cadere a terra, mediante iniezioni praticate in piccoli buhi, fissatura di colore spolverizzante, oppure che si sfaldava dalla superficie dell’intonaco, ripulitura delle pitture di una quantità di polvere umidiccia, dal fumo di incenso e dal salnitro, mediante variati liquidi (affatto innoqui) ma di salutare resultato all’operazione, infine, furono ristuccate tutte le lacune con intonaco identico a quello originale, e ricuoperto con variate tinterelle neutre a tempera, ma sempre intuonate, senza punto discostarsi dalle prescrizioni Ministeriali. E’ necessario che sappia, che avanti di poner mano a questi lavori, feci conoscere al Sindaco di Fano, che per assicurare la buona riuscita, e mantenimento di quelle riparazioni, era regolare di togliere l’umidità che regnava signora in quella cappella, prodotta dalle sepolture ivi esistenti, e proposi di far fare quattro ventilatori, e altri salutari lavori all’uopo necessari, ma il Genio Civile di Pesaro si oppose, e fu invece eseguito, per ordine del R. Ministero, la riparazione della tettoia, furono incanalate le acque piovane, fu remosso un terrapieno esterno dalla parete di centro, e fatta fare una vetriata movibile alla lanterna soprastante al centro della cappella in discorso, all’uopo di circolazione dell’aria, ma l’umidità non poteva (a mio credere) essere tolta di dentro, si aggiunga a tutto questo, che in diverse epoche, essendomi recato in Fano, ho potuto verificare, che oltre a restar chiusa la nuova vetriata, era pure chiusa da una tenda l’arcata della cappella. Mi rivolsi allora dal sagrestano, e mi rispose, che non voleva prendersi incomodi senza nemmeno un piccolo compenso, mi recai dal Sindaco avvisandolo del tutto, pregandolo a far fare a spese del Municipio i suggeriti ventilatori, e qualche altra opera al caso, ebbi promesse edificanti (e si noti bene) che protestai di non essere a nulla responsabile, se le pitture ritornassero a deperire, ciò che sarebbe immancabilmente succeduto, qualora non fossero prese le precauzioni più volte suggerite, ora che hanno veduto (dopo nove anni) che le pitture sono ritornate muffite e piene di salnitro, si sono affrettati di fare i ventilatori, e altre opere all’interno della cappella, ma disgraziatamente troppo tardi, ecco le cause vere della svanitura dei colori, e di qualche altro deperimento, prodotto dalla muffa e da salnitro, il tutto ritornato come prima. Le riparazioni all’affresco, sullo scalone del Municipio riminese, furono eseguite come quelle di Fano, aggiungendo la rintonacatura con calce idraulica, della parete esterna dell’affresco, allo scopo che non vi filtrasse la pioggia, e anche qui feci preghiera al Sindaco di fare remuovere le latrine che restano proprio sotto all’affresco, e di collocarci davanti a questo un cristallo con respettiva distanza, e ventilatori per la circolazione dell’aria, allo scopo di preservare la pittura dalla polvere e dall’umidità, mi fu tutto promesso, e quantunque il R. Ispettore degli scavi, ed io più volte unitamente a lui, si fosse ricordato il daffarsi, e scorso più di otto anni e nulla si è fatto, anche per questo affresco, le cause di nuovo deperimento sono palpabili. Le cause principali e veritiere di quello che è succeduto, sono i malsani locali, la punta sorveglienza di chi dovrebbe far valere il posto che occupa, e infine, i custodi, gli scaccini e sagrestani delle chiese, che tutto manomettano a loro talento senza che nessuno se ne prensa per intesa, si rennovino le vere cause, perché la colpa non è certo dei riparatori di opere d’arte. Gradisca Illmo Signore i miei più sentiti ossequi di venerazione sottoscrivendomi di Vostra Signoria Illma

Devotissimo Filippo Fiscali

Indietro