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Relazione di Filippo Fiscali al Direttore Regionale dei Monumenti dell’Emilia sui materiali impiegati nel restauro degli affreschi del Domenichino nella cappella Nolfi del Duomo di Fano

Bologna, 15 ottobre 1892

All’Illmo Signor Direttore Regionale per la Conservazione dei Monumenti dell’Emilia

Ill.mo Signor Direttore
in replica al foglio di V.S. del 14 corrente N. di Protocollo 843, N. di partenza 524 mi affretto di darle comunicazione di quanto sua Eccellenza il Ministro della Istruzione Pubblica desidera sapere. I liquidi da me sottoscritto impiegati nelle riparazioni agli affreschi della Cappella Nolfi di Fano ed a quello sullo scalone del Municipio di Rimini sono i seguenti. Per la fissatura di tutte le staccature di intonaco, ove esiste il dipinto, è dell’intonaco dall’arriccio, e questo dalle pareti, il liquido consiste in scagliola cotta quasi a subitanea presa vagliata finissima, e spenta in acqua a forte soluzione d’allume. Questo preparato fu approvato anche dal Sig. Professore di chimica, Pellizzari, in Pisa quando furono incominciate le riparazioni ai dipinti del Camposanto Urbano. Per la fissatura del colore spolverizzante, e di quello che si sfalda dalla superficie dell’intonaco, il liquido è composto di aceto bianco di vero vino, albumina ben diluita, e gomma arabica bianchissima di prima qualità, sciolta in aceto a bollore, dosato il tutto secondo il bisogno e la natura dei guasti. Questo liquido fissa i colori mediante un polverizzatore, se i colori spolverizzano, se si sfaldano dalla superficie dell’intonaco, si pressano alla parete con delle stecche elastiche, supplendo sempre col criterio pratico, secondo le circostanze. Per togliere il salnitro, e il fumo dell’incenso, furono questi dipinti lavati, nelle parti sole che abbisognavano, con aceto, pochissimo tiepido, mescolato con soluzione di cipolle bollite nell’aceto medesimo, ma questa lavatura venne eseguita dopo che furono fissati i colori, e per conseguenza anche i finali ritocchi a tempera. Le lacune di nuovo intonaco, tutti i cretti che furono necessariamente ristuccati, vennero ricuoperti con tinterelle verie e neutre, il tutto fatto a tempera. Con questo stesso sistema furono da me riparati i seguenti affreschi, tutti per commissione di Sua E. il Ministro già nominato, e sono, gli affreschi del Camposanto Pisano, quelli dei fratelli Salimbeni in Urbino, del Beato Angelico in S. Marco di Firenze, l’affresco di Andrea del Sarto che staccai dal muro del R. Istituto di Belle Arti in Firenze, quelli del Perugino, Gozzoli, e Tiberio di Assisi in Monte Falco, l’affreschi del Melozzo e di altri autori, nella Pinacoteca di Forlì, quelli nella Cappella del Mantegna in Mantova, e del Longhi in Ravenna, senza stare a nominarne tall’altri [sic]. Infine mi occorre ripetere, che dopo spesa tanto denaro, e tante cure del sottoscritto riparatore adoprate, i dipinti, per forza maggiore ritorneranno in deperimento, se più nessuno se ne occuperà, e se non vengono remose le cause di umidità, e di salnitro, inconvenienti fatti da me con insistenza osservare. Gradisca i miei più sentiti ossequi, onorandomi di sottoscrivermi dell’Illma Signoria Vostra

Devotissimo Filippo Fiscali

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