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Relazione di Filippo Fiscali al Ministro della Pubblica Istruzione circa il restauro degli affreschi del Domenichino nel Duomo di Fano e di altre opere d’arte

Bologna, 30 gennaio 1893

A Sua Eccellenza il Ministro della Istruzione Pubblica, Roma

Eccellenza,
Il dovere mi impone di ringraziare Vostra Eccellenza del permesso accordatomi con lettera del 26 dicembre 1892 N. di partenza 16723 per eseguire il lavoro da me proposto a una parte degli affreschi del Domenichino nela Cappella Nolfi nel Duomo di Fano, all’evidente scopo di provare che gli afferschi più sopra nominati non furono da me sciupati nella riparazione che fu eseguita dieci anni orsono. Gli affreschi si trovano velati da uno strato biancastro prodotto dalla muffa, immedesimata al fumo delle candele, e dell’incenso, ora che l’umidità è stata remossa (il più possibile) mediante dodici ventilatori, di recente eseguiti, per come avevo proposto avanti di poner mano alle prime riparazioni, era necessario di far conoscere che la colpa non era mia se quegli affreschi ritornarono tutti sbiaditi di colore, prova che ho eseguita con semplice midolla di pane, e una sprosciugata di latte sburrato diluito con acqua, e l’affresco statomi assegnato di circa un metro (uno dei più avariati e un altro pezzo di circa un metro quadro) è ritornato il tutto vigoroso di colore, come si trovava quando furono ultimate le prime riparazioni da eseguite. Ora tocca al Municipio di sorvegliare, acciochè quella cappella non sia più preda di una trascuratezza completa, come in passato, e a tale uopo ho nuovamente lasciato le opportune prescrizioni, e sopra tutto, sia impedito al Capitolo del Duomo l’arbitraria e vandalica spolveratura, che fa eseguire annualmente da muratori inesperti, a quelle pitture, e di impedire il fumo d’incenso e delle candele. La chiave della cappella du da me consegnata nelle mani del Sig. Sindaco, il quale mi ha dimostrato di essere restato pienamente contento del mio operato, e di non essersi punto pentito del permesso concessomi, ed a conferma di quanto sopra, oltre il relativo collaudo rilasciatomi dal R. Ispettore, accludo pure all’E.V. una copia conforme delle lettere che mi furono dirette dal Municipio, e dal R. Ispettore suddetto; infine accludo pure il conticino, in triplo, con preghiera di farmi pervenire il pagamento alla Tesoreria di Bologna. I tre dipinti esistenti in S. Maria Nuova di Fano, due del Perugino, e l’altro di Giovanni Santi, da me stati riparari all’epoca che riparai glli affreschi del Domenichino, si mantengono benone, e quei frati ne hanno gelosa custodia, ma la tavola del Santi trovasi in qualche piccolo punto con la mestica sollevata, e l’altra tavola del Perugino, con uno spacco dall’alto al basso, prodotto il tutto dall’inevitabile movimento delle tavole, inconvenienti di piccola entità, e di pochi giorni di lavoro, Feci tutto conoscere al Sindaco, e al R. Ispettore, ed ebbi in risposta, che dovendo ritornare in Fano per eseguire lo scuoprimento di tutte le pitture del Domenichino, allora il Sindaco ben volentieri mi permetterebbe di fare anche quelle piccole riparazioni, che ripeto e cosa di non tanta spesa. Mi sono fermato in Pesaro per rivedere il dipinto di Giovan Bellino, che fu pure da me riparato, si mantiene benissimo, ma è necessario che V.E. ricordi (a chi di ragione) che venghino osservate le prescrizioni da me lasciate all’atto di consegna della chiave, che chiudeva il tirante della tenda, e quella degli sportelli delle vetriate, che custodiscono il gradino sottostante alla grande ancona. Più volte (e a spesa mia) quando sono passato da Pesaro, mi sono dato premura di rivedere quel dipinto, e sempre l’ho ritrovato pieno di polvere, e tra i cristalli e le pitture del gradino, vi regnavano padroni i ragni e respettivi ragnateli, fi con amore ripulito tutto, e non mancai di ricordare l’osservanza delle prescrizioni asciate al Sig. Sindaco di allora, e R. Ispettore Deputato Vaccai, il quale mi rispose, che il Ministero era stato male consigliato dal riparatore, di fare mettere la tenda al dipinto, e la cristalliera al gradino, risposi con franchezza, che il Ministero non aveva bisogno dei consigli del riparatore, e che io avevo eseguito scrupolosamente gli ordini ricevuti, che i cristalli ai dipinti, quando sono saputi collocare, con i respettivi ventilatori, e alla debita distanza dal dipinto, erano salutari alla conservazione di tante preziose opere d’arte, e ciò si riscontrava nelle prime genuine artistiche esistenti in Italia, ed all’Estero, con la differenza però che non vi si vede la bruttezza vergognosa dei ragni né dei ragnateli, con onore di chi ne ha la gelosa custodia e sorveglianza. Vostra Eccellenza è informata, ed io sono lieto di aver compiuto il mio dovere. Mi permetta l’E.V. che infine accenni pure al dipinto di Giovanni Santi da me riparato molti anni orsono, esistente nella sala Municipale del Consiglio Gradarese, e di recente nuovamente riparato dal Sig. Bigoni, in quelle parti di mestica con colore originale che si era sollevato per movimento della tavola, causa il locale, disadatto, come ebbi altre volte occasione di scrivere a codesto R. Ministero. Questo dipinto si trova ora collocato in una parete corrispondente alla scala del Municipio, e in falsaluce, mentre prima l’avevo posto in parete adatta sia per la sua vera luce, che per la posizione la più sana al di lui mantenimento, eppure ebbe a soffrire. Le prescrizioni lasciate, e non osservate, i lavori fatti eseguire per ordine della Commissione Conservatrie dei monumenti, infruttuosi, perché la porta fatta fare per tenersi aperta allo scopo della circolazione dell’aria, resta sempre chiusa, come restano sempre chiuse le finestre, dunque per incuria di chi lo ritiene in consegna, e per il locale assolutamente disadatto, è giuoco forza il convincersi che quello non è luogo adatto alla di lui conservazione, tutto questo espongo all’E.V. per dovere, e per sgravio di ogni mia responsabilità. Gradisca Vostra Eccellenza i miei più sentiti ossequi, accompagnati, nuovamente da tanti ringraziamenti pieni di gratitudine, e nella fiducia di essere sempre onorato di nuovi lavori, mi sottoscrivo dell’Eccellenza Vostra Devotissimo

Filippo Fiscali

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