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Relazione di Guglielmo Gelli sullo stato conservativo e i restauri necessari al dipinto di Guido Reni conservato nella chiesa di S. Pietro a Fano e sulle condizioni di quest’ultima
Fano, 20 maggio 1880
Onorevole Signore
Invitato dall’Ingegnere Comunale Sig. Enrico Deporeda a riferire sullo stato in cui trovasi attualmente il dipinto esistente nella chiesa di S. Pietro rappresentante l’Annunziata, opere delle più sublimi sortita dalle mani di Guido Reni, ed appellata da Simone Cantarini da Pesaro, il più bel dipinto del mondo.
Levato il quadro dall’altare potei constatare no esistere affatto umidità sulla parete cui era appoggiato. Esaminato il dipinto vi rinvenni una quantità di viscichette ed in varie parti delle sollevature di colore che in molte di queste si è già perduto. Possono essere diverse le cause che produsseri questi danni, e cioè:
1° Il dilatamento e restringiento della tela a seconda del caldo e dell’umidità, causato perché la tela non venne bagnata quando fu posta sul telaio e perciò soggetta ai cambiamenti atmosferici.
2° Da una mestica troppo grossa composta di terra d’ombra e rossa.
3° Da una imprimitura o mestica composta delle stesse terre con troppo di seccante.
4° Da una foderatura mal eseguita ed a cui fu applicata troppa colla e questa di qualità molto disseccante.
A reprimere tali inconvenienti nel primo caso occorre il distacco della vecchia tela e la sostituzione di altra tela nuova, operazione da me eseguita in un dipinto del Wandick [sic] di proprietà del Conte Carrara ed in altro di Casa Montevecchi.
Nel secondo caso oltre il distacco occorrerebbe l’assottigliamento della mestica sostituendone altra di biacca onde reprimere che il colore prosegua a staccarsi.
Negli altri due casi piò ottenersi l’intento con una foderatura eseguita ad uso d’arte.
Questi inconvenienti si possono rinvenire soltanto quando si eseguono le operazioni.
Qualunque poi sia il lavoro da eseguirsi ne garantisco la perfetta riuscita, persuaso che il Municipio farà di tutto onde questo capolavoro venga risarcito e non vada totalmente a perdersi.
Ora mi permetterò fare una breve descrizione sugli inconvenienti esistenti in quella chiesa, che non solo sono di gran pregiudizio ai dipinti ad olio ma anche agli a[f]freschi esistenti nella volta.
La maggior parte di quel locale è decorata di marmi i quali rendono umidità; e si aggiunga che da molti anni non vennero aperte le finestre e perciò il piancito, pure in pietra, per mancanza di aria da dà continuamente fuori dell’umidità, la quale tramandata alle pareti viene assorbita dai dipinti formando in questi della muffa che alterando le tinte oscure e quindi trasformandosi in polviscolo atmosferico, dà ad essi quella patina che gli [sic] rende irriconoscibili, e sulle tinte di corpo si producono quelle macchie di solfuro di piombo per mezzo del gas acido idrosolforico sulla biacca e sul carbonato di piombo commisto ad alcuni colori.
In varie parti poi del soffitto si scorgono delle macchie di umidità che invasero qualche a[f]fresco formandovi del salnitro.
A togliere questi dannosi inconvenienti che deturpano i dipinti contenuti in quel tempio, non occorre che aria la quale si ottiene facendo in modo che possano aprirsi con facilità le porte e le finestre, e con una tenue retribuzione ad un custode perché presti l’opera sua.
Tanto dovevo significarle, e con distinta stima mi professo della S.V. Onorevolissima
Devmo Servitore Guglielmo Gelli
Ristauratore meccanico di dipinti
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